Le parole di San Charbel
Rimbalza di bacheca in bacheca un elenco di cinquanta frasi attribuite a San Charbel, il monaco eremita di Annaya. Forse vi è già passato davanti: il peccato che lascia solo vuoto, la croce chiave del cielo, la famiglia da tenere calda. L’ho letto e ho sentito qualcosa di storto: frasi zoppe, pronomi orfani, e a metà pagina una parola rimasta in arabo — «la salah» — piantata in mezzo all’italiano, sassolino nella scarpa.
Ho tirato quel filo. Mi ha portato lontano dalle bacheche: a una lista del 2016, scritta nell’arabo parlato del Libano, la fonte vera da cui una traduzione automatica ha ricavato l’elenco che tutti condividiamo. Il danno era serio, e in un punto quasi crudele: la macchina aveva zittito perfino le sorgenti mute che la preghiera faceva parlare.
Allora ho rifatto il viaggio al contrario. Qui sotto trovate i cinquanta detti ritradotti dall’arabo, uno per uno, nell’ordine della fonte, con una nota per ogni ferita e per ogni guarigione, e i collegamenti per verificare tutto da voi. Le parole che la tradizione mette in bocca al monaco del silenzio meritavano almeno questo: tornare a casa con l’accento giusto.
Restauro sulle fonti arabe
Nota al testo
San Charbel Makhlouf (1828–1898) non lasciò scritti. Il corpus qui restaurato è la lista libanese di cinquanta detti (LD), che si presenta essa stessa come raccolta di messaggi percepiti presso l’eremo di Annaya: appartiene dunque al filone delle locuzioni devozionali, non alla stenografia dell’eremita storico.
La versione italiana circolante — il documento di partenza — ne è una traduzione automatica, uno a uno: stessi detti, stesso ordine, perfino la doppia numerazione al 38. Ogni riga del documento di partenza ha qui il suo testimone arabo.
Criteri: traduzione condotta sull’arabo (misto di libanese parlato e arabo letterario); ordine e numerazione della fonte; seconda persona singolare o plurale come nell’originale — il blocco finale, dal 32 in poi, è quasi tutto al plurale, registro di predicazione; giochi di parole segnalati in nota quando intraducibili; le negazioni appartengono alla fonte e restano.
Sigle: LD = “Il santo Charbel in cinquanta detti”, Lebanon Debate, 22 dicembre 2016 (testimone principale); ACI = florilegio ACI MENA, 20 luglio 2025 (arabo letterario, testimone di collazione); AMC = ayletmarcharbel.org, sito dell’associazione di Raymond Nader (racconti di visione).
I detti
- Il peccato non vi dà che inquietudine, tristezza, infelicità e vuoto.
- L’uomo, se non si trasforma in amore, muore.
- La croce è la chiave della porta del cielo.1
- La tua debolezza è lì perché tu la vinca, non perché tu ne faccia una scusa.2
- Santifica l’attimo presente della tua vita.
- La santità è uno stato di continua trasformazione dalla materia alla luce.3
- La santità è grazia e volontà: la grazia viene da Dio, la volontà da voi.
- Credi, e fatti coraggio per testimoniare.4
- Ama, per essere santificato.5
- Guida i tuoi sensi, per glorificare Dio.
- Il segno più importante, più grande e più santo è il segno della croce.
- Il messaggio più importante e più grande è il messaggio del Vangelo.
- Il prodigio più importante e più grande è la santa Eucaristia.6
- L’uomo desidera molte cose di cui non ha bisogno, e ha bisogno di molte cose che non desidera.
- Se non rimani nell’amore, lo farai piangere.7
- La saggezza è governare te stesso.8
- Dio è amore, Dio è verità: Dio è l’amore vero.
- L’uomo non realizza se stesso che nell’amore.
- Dal cuore di Dio l’uomo è uscito, e al cuore di Dio ritorna.
- La vostra felicità non sta nella pietra: la pietra non dà felicità.9
- La vostra felicità non viene dagli uomini: loro non la possiedono.
- L’uomo vale molto più dell’oro: l’uomo è figlio di Dio, e il suo valore viene da Lui e sta in Lui.
- L’oro non libera l’uomo dalle sue catene: le fa soltanto più lucenti.10
- Fa’ che tutta la tua vita sia preghiera e servizio.
- La tua ricchezza si misura dalla pochezza dei tuoi bisogni, non dall’abbondanza dei tuoi averi.
- Non cominciare nulla sulla terra che non finisca in cielo.
- Non camminare su una strada della terra se non ti porta in cielo.
- Se vuoi giudicare qualcuno, giudica prima te stesso.
- Perché la strada degli uomini scende, e la strada di Dio sale?11
- L’amore è totale: senza confini e senza condizioni.
- La santità non è una fortuna: la santità è una scelta.12
- Seminate la terra di preghiera e d’incenso. Siate santi, e santificate la terra.
- Il cristianesimo non è una religione, né un altare, né un libro, né un tempio: il cristianesimo è la persona stessa di Gesù Cristo.13
- Non dimenticatevi: voi non siete di questo mondo. Non affogateci dentro: attraversatelo.
- Alzatevi sopra di esso, e sollevatelo al Signore con la forza del Signore.
- Solo Gesù Cristo può liberare tutti gli uomini da tutti i loro carichi, i loro pesi, i loro gravami: perché uno schiavo non può liberare uno schiavo.14
- Legatevi per intero alla Chiesa e a tutti i suoi insegnamenti; perseverate nella preghiera senza stancarvi. Onorate nostra madre, Maria la Vergine, e armatevi del rosario: perché il nome di Maria dissipa il buio e schiaccia il male.15
- La lacrima del pentimento non scende che sulla guancia del credente coraggioso.
38 bis. La croce è la chiave che apre la serratura del peccato, che scioglie il ceppo della morte, che spalanca la porta del cielo. La croce è la chiave del cielo: un’altra chiave non c’è.16
- Custodite il calore della famiglia: il calore del mondo intero non può ripagarlo.
- Per la croce, la Chiesa, il Vangelo e l’Eucaristia voi siete santificati. Dio vi ha creati perché vi facciate santi, non perché moriate. La santità non è una fortuna: la santità è una scelta.17
- L’uomo non coglie la verità che nel mondo di Dio.
- A che servono la velocità e la corsa, se la direzione è sbagliata?
- I tuoi cinque sensi sono incompleti: è il sentire che li compie.18
- Alla santità non ci arrivi senza passare per l’umanità.
- Le cose che accadono in te contano molto più delle cose che ti capitano.19
- Lasciate che le vostre preghiere al Signore spacchino le rocce sorde e facciano erompere le sorgenti mute: le rocce ascoltano la preghiera, le sorgenti parlano, e tutti pregano e glorificano Dio.20
- Se Cristo non è in voi, come lo darete ai vostri figli?
- La prima arma contro Satana è la sincerità. Ogni parola di verità che dici è una freccia che scagli nel cuore del Maligno.21
- Confessa i tuoi peccati: così uccidi il male che è in te. L’unica preoccupazione di Satana è distrarti da Dio.
- La tua preghiera da solo con il Signore ti mette nel cuore del Signore; la tua preghiera in famiglia, nel grembo della famiglia, ti depone nel grembo della Trinità; la tua preghiera con tutti, nel cuore della Chiesa, ti salda al corpo di Cristo.
Apparato
Footnotes
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samāʾ: cielo. Il “paradiso” della versione ricevuta è già interpretazione. ↩
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lā li-tataḥajja bihi, radice ḥ-j-j di ḥujja, “argomento, scusa”: “non per addurla a pretesto”. Il traduttore automatico ha letto la stessa radice nel senso di ḥajj, il pellegrinaggio — donde il “pellegrinaggio” della versione ricevuta. ↩
-
Un testimone francese del corpus conserva la forma più piena: la santità come cammino, trasformazione perpetua dello stato materiale verso quello della luce. Linguaggio taborico, non dualista: il contesto è il viaggio, non il disprezzo della materia. ↩
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Tre imperativi in catena (āmin, tashajjaʿ, li-tashhad); la versione ricevuta li aveva appiattiti in infiniti (“Credere ed essere incoraggiati a dare testimonianza”). ↩
-
Aḥibba, imperativo. Senza vocali أحب si legge anche uḥibbu, “amo” — donde il ricevuto “Amo essere santificato”. ↩
-
Tre parole diverse per i tre gradini: ʿalāma/ishāra (segno), risāla (messaggio), āya (segno-prodigio; in arabo anche “versetto”, ed è l’accezione scelta per errore dalla versione ricevuta). Qurbān: l’Eucaristia, l’offerta. ↩
-
Tubkīhā, “la fai piangere”: a piangere è la maḥabba stessa. Il ricevuto “Se non rimane innamorata, piangerà per lei” aveva perso persona e referente. ↩
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Paronomasia intraducibile: ḥikma (saggezza) e taḥakkum (governo di sé) condividono la radice ḥ-k-m, la stessa di aḥkum, “giudica”, al n. 28. Sapienza, governo di sé e giudizio sono una sola famiglia di parole. ↩
-
Ḥajar (pietra) rima con bashar (uomini) del detto seguente; e nell’uso libanese “costruire nella pietra” è investire nel mattone. La coppia 20–21 dice: la felicità non abita né gli immobili né gli uomini. ↩
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Yajʿaluhā: “le rende” — le catene. La versione ricevuta (“la rende più splendente”) aveva spostato il pronome sulla persona. ↩
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Il testimone LD reca qui un refuso (ṭlwh per ṭulūʿ, “salita”), da cui il nonsenso della versione ricevuta. La forma piana è conservata in AMC, dentro un racconto di visione: lēsh el-bashar nēzlīn nzūl, darb er-Rabb ṭlūʿ — ed è battuta di dialogo, non massima: la pronuncia il monaco avvolto di luce. ↩
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Ḥaẓẓ: fortuna, sorte. I due doppioni della versione ricevuta (“non è una possibilità” / “non è un’opzione”) discendono entrambi da questa riga per vie di traduzione diverse. ↩
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Due parole distinte: haykal (nell’uso cristiano levantino: l’altare, il santuario) e maʿbad (il tempio, il luogo di culto). La versione ricevuta le aveva rese entrambe “tempio”, donde il raddoppio. Bi-dhāto: “lui stesso, in persona”. ↩
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Tre sostantivi distinti: aḥmāl, aʿbāʾ, athqāl — carichi, pesi, gravami. La versione ricevuta ne aveva fusi due (“fardelli e fardelli”). ↩
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Immnā, “nostra madre”, caduto nella versione ricevuta. Bidūn malal: senza tedio, senza stancarsi. ↩
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La lista araba numera due volte il 38: questa è la forma lunga del detto n. 3, che la versione italiana ricevuta aveva saltato. Ghāl: il ceppo, il ferro ai piedi. ↩
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Chiusa identica al n. 31, in veste dialettale (mish ḥaẓẓ… khiyār). Il garbuglio ricevuto (“la santità non è un’opzione per la santità”) nasce dall’asindeto. ↩
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Iḥsās: il sentire interiore, il senso che sta sotto i sensi. “La sensazione” della versione ricevuta ne era il calco povero. ↩
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Fīk / maʿak: “in te” / “a te”. L’opposizione che la versione ricevuta aveva ridotto a tautologia (“le cose che ti accadono… delle cose che ti accadono”). ↩
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Ṭarsha / kharsa: sorde / mute. La preghiera fa udire la pietra e parlare l’acqua. Nella versione ricevuta eṣ-ṣala era rimasta in arabo (“la salah”) e “le sorgenti che esplodono di silenzio” era la lettura sbagliata di “mute”. ↩
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Esh-sharrīr, singolare: il Maligno. La versione ricevuta leggeva un plurale (“degli empi”). Ṣidq: sincerità, la parola che dice il vero. ↩